La Lega in Sardegna votata da chi non studia? “No, ho fatto una sintesi sbagliata” Casteddu On line

“Mi colpisce che la Lega sia il primo partito in Sardegna, dove il 33% dei ragazzi tra i 14 e i 18 che frequentano la scuola secondaria non completerà il corso di studi”. Parole di Gianni Cuperlo, esponente di quel Partito democratico che, nell’Isola, è arrivato terzo, battuto nettamente pure dal Movimento 5 stelle. Il ragionamento del democrat risale a ieri, e l’ha fatto durante la trasmissione tv L’aria che tira su La7. E sono esplose le polemiche: il messaggio che è arrivato, infatti, è stato che i sardi “ignoranti” avrebbero votato per il partito del Carroccio. Anche sulla pagina Facebook del nostro giornale i lettori si sono scatenati nei commenti sotto l’articolo, sentendosi “offesi”. A ventiquatt’ore di distanza, è lo stesso Cuperlo a fare un “mea culpa” pubblico: “Come sempre è chi parla che deve farsi capire e i tempi televisivi a volte costringono a sintesi sbagliate ma il senso di quel che volevo dire lo riprendo qui. Quella percentuale è un dato oggettivo”. Cuperlo, rivolgendosi a una delle tante signore che l’hanno attaccato sui social, spiega che “non associavo affatto il voto alla Lega col titolo di studio di chi la vota. Ho conosciuto operai con la quinta elementare e tanta cultura e saggezza da impartire lezioni a fior di intellettuali con titoli ed esami”. 
 
“Io intendevo dire una cosa molto diversa. Che ci sono regioni dove la dispersione scolastica (per motivi di censo) è altissima e quella dovrebbe essere la priorità assoluta sulla quale intervenire. Mentre questo governo di cui la Lega è azionista ha tagliato i fondi per il diritto allo studio. Nonostante ciò raccoglie una messe di voti anche lì dove le sue mancanze come forza di governo dovrebbero portare a un giudizio severo. Ma se questo non accade (la mia era una autocritica) è anche perché la mia parte (la sinistra) non è stata capace di incalzare dall’opposizione con proposte efficaci per dimostrare che siamo noi quelli che hanno più a cuore il destino di quei 33 ragazzi su 100 che (statistiche alla mano) non potranno completare un corso di studi decisivo per il loro futuro”. La “retromarcia” con tanto di spiegazione basterà a spegnere definitivamente le polemiche?

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