“Si rischia un grande massacro con tanti morti innocenti. Provo una grande pena”. Da Aleppo, a parlare al Sir è l’arcivescovo greco-melkita, mons. Jean-Clement Jeanbart.

Il presidente turco Erdogan l’ha chiamata “Primavera di pace” e invece, sottolinea con amarezza il vescovo, “è un’altra fonte di guerra di cui avremmo fatto volentieri a meno. È terribile”.

L’idea turca di creare una zona cuscinetto lunga quanto tutto il confine siro-turco, circa 500 km, e profonda circa 40 km, “ci preoccupa perché sarebbe un Paese dentro un altro Paese”.

Senza dimenticare che “questa zona occuperebbe una delle aree più ricche di risorse della Siria, acqua, petrolio, gas, campi fertili”.

L’intenzione di Erdogan di “reinsediare circa 2 milioni di siriani, rifugiati in Turchia, in questa safe zone, rischia di provocare un terremoto demografico. I curdi saranno costretti a lasciare le loro terre e case ai rifugiati creando i presupposti per delle tensioni interne continue. Credo che sia una cosa inumana”.

Per l’arcivescovo, “ci sono i margini per arrivare ad un’intesa tra le parti così da salvaguardare le diverse richieste. Invece è stata scelta la soluzione militare. I curdi non cederanno e combatteranno fino allo stremo. Spero che si possa tornare a dialogare per trovare una soluzione pacifica, un compromesso che garantisca la sicurezza a tutte le parti in campo”.

(Fonte Agensir)

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